Nike Store ci insegna come perdere clienti e-commerce

03/07/08 e-commerce E-commerce 2 commenti 5032 letture
Nike Store ci insegna come perdere clienti e-commerce
Colgo l'occasione di portarvi un caso reale su "Come non fare un e-commerce". Purtroppo l'esempio in questione arriva da una società che in fatto di comunicazione ha fatto forse storia. Purtroppo non sul Web a quanto pare.

Allettato dal "fuori tutto" di Nike Store con sconti interessanti, ho deciso di fare un salto a vedere se tra sconti finti e sconti sulla carta ci fosse qualche vera buona occasione.

Non sapendo il sito esatto, ho cercato Nike su Google. Tra i collegamenti sponsorizzati in top position c'è infatti Store.Nike.it/Italia.

E qui il primo problema. L'url Store.Nike.it/Italia infatti non esiste ma è solo utilizzato per gli annunci Adwords di Google.

Consiglio per nike: un htaccess con redirect 301 risolve il problema.
Tempo di attuazione: 5 secondi;
Clienti recuperati: tanti.

Riesco finalmente ad accedere al sito, partendo dal sito ufficiale e cliccando poi sul link dello Store.

Qui purtroppo arriva la seconda brutta sorpresa: tutto il sito è in flash; un flash piuttosto pesante con navigazione e funzioni interamente in flash/actionscript.

Io, che amo navigare in multitasking, mi trovo costetto a dover cliccare, aspettare, cliccare e aspettare nuovamente. Che fastidio!

E non è l'unico problema.

La funzione che dovrebbe permettermi di aggiungere un prodotto nel carrello non funziona tanto da impallare il mio portatile, un dual core Xps, non  certo proprio un notebook di fascia bassa.

Il flash utilizzato non è stato probabilmente testato a dovere o comunque non è stato reso usabile da chi ha una dotazione di mezzi non proprio da Nasa.

Questa foto la dice davvero lunga sulla effettiva funzionalità del sito.



(Uno script del filmato sta rallentando la riproduzione di Adobe Flash Player 9. Se non viene interrotto potrebbe causare il blocco del computer).

Ovviamente, quello script che ho dovuto interrompere gestisce la funziona principale di un sito e-commerce, ovvero la funzione Carrello.

Altra nota negativa è la presenza dei prezzi in sterline nel sito dedicato ad un pubblico italiano. Davvero pessimo per una società di questo calibro.

Morale della favola: ho abbandonato il sito, il carrello e ho completato l'acquisto in un altro sito concorrente, quello di Kappa, che per funzionalità è decisamente fatto meglio.

Ora, ripensando a tutto il sito, è davvero necessario utilizzare flash in modo cosi massiccio?
Se proprio si dovesse utilizzare flash per una questione di "rendita visiva" del prodotto, non era meglio limitare il flash ai soli prodotti, piuttosto che disturbare l'utente in tutte le funzionalità di base?

La navigazione di un sito e-commerce è fondamentale visto che ha il compito di convertire un visitatore in cliente; se per ogni pagina sono costretto ad attendere svariati secondi con continui problemi di una applicazione non testata a sufficienza, forse è il caso di rivedere parecchie cose.
  1. Fabrizio Ventre

    Mi occupo di SEO e Lead Generation. Somo appassionato di tecnologia e innovazione e fondatore di alcune importanti testate hi-tech. Attualmente Seo Manager presso Omniaweb.

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Commenti

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    Concordo con tutto quello che riporti nel tuo articolo. credo che il flash sia stato uno dei grandi mali del web. quando sono i grandi brand a farne utilizzo, i piccoli clienti si sentono autorizzari a sostenere che sia necessariamente quella la via da seguire. se l'hanno fatto loro perchè non dovremmo farlo noi? chi sei tu per dirci che non è un buon modo di intendere il web? se poi tramite un progetto web si aspiri o il cuore di ciò che si fa, è vendere online, il flash continuo a sostenere che è un autentico suicidio!

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  2. Avatar

    Il fatto più sorprendente è che utilizzino il flash per le landing page dei link sponsorizzati. per esempio la ricerca su google ‘nike store italia’ porta ad un sito dove non si effettuano acquisti. ma quale altro obiettivo può avere di chi cerca ‘nike store italia’?
    e quale ragione può giustificare il costo di un link a pagamento? in genere a questa domanda si risponde con “un volume di vendite almeno sufficienti a ripagare il costo dei click”.
    chi gestisce i siti italiani della nike ha un problema molto più serio che non quello di utilizzare pesantemente il flash: mancano di una strategia web, si direbbe che non abbiano obiettivi e non misurino niente di quello che accade sul sito. ho visto questo succedere in molte organizzazioni, soprattutto in quelle grandi, che non hanno problemi di budget: nessuno chiede conto dei costi del sito né si aspettano di ricevere profitti dal web.

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